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06 Maggio 2010

Ecco come ho vinto il duello con Brunetta

Argomento: Vite
Autore: Valentina Benni

Nell'autunno del 2008, sono stata protagonista mio malgrado - chi mi conosce sa quanto sia timida - di una vicenda che mi ha fatto balzare agli onori della cronaca, facendomi vivere un'esperienza che ha lasciato un segno nella mia vita non solo professionale. Ho acquisito consapevolezza di quanto nella nostra società siano importanti i media e che la propria professionalità è un qualcosa di difficilmente spendibile se non accompagnata da altro, almeno per quanto riguarda l'Italia.

Era settembre e l'Isfol, l'Istituto di ricerca nel quale lavoravo da precaria da 13 anni, si sarebbe apprestato da lì a poco, come era stato deciso qualche mese prima dal governo Prodi, a stabilizzare chi come me, vi era da anni impegnato e aveva superato un concorso pubblico per l'assunzione.

Era un periodo positivo, finalmente, dopo anni d'incertezza e impossibilità di fare progetti di lungo periodo, s'intravedeva il contratto a tempo indeterminato. Poi era nato Marco da pochi mesi, ero in maternità e mi godevo il figlio arrivato a 40 anni. Fu allora che fui raggiunta da un'ulteriore bella notizia. Un progetto europeo al quale avevo lavorato fino all'ottavo mese di gravidanza era stato segnalato fra i "cento esempi di buona amministrazione", premio istituito dal ministro Brunetta. Non mi sfuggiva l'aspetto propagandistico ma era in ogni caso un riconoscimento a una come me alla quale, in quanto precaria, era preclusa ogni possibilità di carriera.

Neanche due settimane e arriva la doccia fredda. Lo stesso ministro che mi ha premiata fa presentare un emendamento alla Finanziaria con il quale la mia stabilizzazione, insieme a quella dei lavoratori di tanti altri Istituti, viene bloccata. È una decisione che a noi dell'Isfol pare proprio una beffa, poiché le risorse per la nostra stabilizzazione risultano disponibili, ma non c'è niente da fare, i colleghi nella mia situazione devono rassegnarsi: tutti a casa e se va bene verremo richiamati sulla base dell'ennesimo contratto a termine.

È stato allora, quando sembrava persa ogni speranza, che ho ricevuto un consiglio che si è dimostrato molto efficace, anche se questo ha significato che in questo Paese ciò che più conta, purtroppo, è ingegnarsi e fare di vizio virtù. La mia fortuna è stata quella di avere accanto persone che sapevano come vanno le cose nel mondo della comunicazione e che mi hanno spinta a raccontare la mia storia a un giornale, limitandola all'elencazione di fatti oggettivi: laurea in California, master in relazioni internazionali a Washington, rientro in Italia e approdo all'Isfol, laurea successiva in scienze politiche e master a Roma (i titoli americani non sono riconosciuti), padronanza della lingua inglese e francese, superamento del concorso pubblico come requisito per l'assunzione, progetto premiato da Brunetta e neo-mamma.

La storia della pluriprecaria, madre, premiata e a rischio licenziamento fa notizia e sfonda il muro dei media. Brunetta argomenta un po' goffamente che il riconoscimento è ai progetti e non alle persone, ma poi gli viene fatto notare che così si vanifica l'iniziativa di mostrare esempi di buone prassi nella pubblica amministrazione e inizia a fare dichiarazioni possibiliste sul mio caso. Il culmine è la mia partecipazione a un popolare talk show su Rai1 nel corso del quale il ministro dice che, se l'Isfol ha le risorse necessarie, io e quelli nelle mie stesse condizioni possiamo essere assunti.

Mi chiedo tutt'oggi quanto il mio caso abbia influito sulla decisione finale di stabilizzare i lavoratori dell'Isfol che ne avessero i requisiti, ma oggi, ripercorrendo la vicenda, non riesco a trattenere qualche delusione. Non ho mai pensato che il mio caso potesse stabilire un precedente e fare scuola, ma almeno che talvolta sia possibile ribaltare le situazioni difficili, soprattutto quando si è sospinti dalla giusta convinzione di far valere i propri diritti. È purtroppo di questi giorni la vicenda dei colleghi dell'Ispra, impegnati in una difficile battaglia che ricorda molto la nostra. Il 1° maggio, il presidente Napolitano ha ricevuto i loro rappresentanti e questo è un fatto positivo. Ma è mai possibile che solo in questo modo in questo Paese si possano risolvere le questioni legate alla ricerca? Il Trattato di Lisbona, a cui ora nessuno fa più caso, sanciva l'impegno di tutti i Paesi Ue a trasformare il vecchio continente nel luogo dell'innovazione. So perfettamente che anche al di là dei nostri confini la situazione non sempre è rosea, ma è un dato di fatto che alle riunioni internazionali cui partecipo trovo colleghi polacchi, cechi, inglesi e di altri Stati membri che svolgono il mio stesso lavoro ma che hanno in media 10 anni meno di me. E io sono una privilegiata, una "che ce l'ha fatta".

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