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11 Ottobre 2011

Martinazzoli,
il carisma della parola

Argomento: Vite
Autore: Paolo Corsini
Allegati

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L'intelligenza degli avvenimenti, il carisma della parola, lo stigma dell'inquietudine che si incarna nella severità del patriarca: questa l'identità che, d'istinto, sento di attribuire a Mino Martinazzoli, identità cui si accompagna - quasi un paradosso per lui che soltanto ultimamente si era appartato - una condizione di solitudine, quella solitudine che lo ha illimpidito per tutta una vita.

Quasi un destino iscritto nel suo stesso cognome di origine camuna che, sono parole sue non esenti da una punta di civetteria, si può interpretare come "Martin solo. Era il lanzichenecco perdutosi in val Camonica. Un lanzichenecco solo. Ecco cosa sono".

Tornano alla mente i fotogrammi innumerevoli di una frequentazione che per due anni è stata particolarmente assidua, giornaliera, nel suo studio in Loggia - il palazzo municipale di Brescia - dove campeggia un'imponente Vittoria alata simbolo della città e dove, in un angolo, una statua quasi stilizzata di Giuseppe Zanardelli, dovuta allo Ximenes, evoca all'ospite o al visitatore un'alta tradizione politico-amministrativa. Mino aveva voluto il vicesindaco, da sempre al piano terra, al proprio fianco nello studio, impreziosito da una raffinata boiserie, attiguo al suo e con lui direttamente comunicante, quasi a smentire la diceria di un carattere ruvido e scontroso, persino scostante ed introverso, non incline al colloquio, all'incontro umano.

In realtà chi lo ha conosciuto da vicino non ha potuto non riconoscere la sua connaturata timidezza ed insieme un'attitudine tutta riflessiva all'ascolto, una mai appagata curiosità intellettuale, disposizioni che lo portavano a superare un'istintuale ritrosia, una congenita riservatezza fatta di rispetto, non certo di distacco, men che meno di alterigia o di aristocratica supponenza. Il volto solcato da rughe, lo sguardo serioso e penetrante, indagatore, non tardava ad illuminarsi di un sorriso dolce e quasi fanciullesco e la conversazione, interminabile, alternava silenzi a parole, meditate pause a riflessioni sorrette da un argomentare mai asseverativo, sempre problematico, ansioso di verità.

Questo l'uomo che ho conosciuto, il personaggio che mi ha intrigato, il leader politico che più di ogni altro, fra quanti ho direttamente frequentato, ha segnato la mia cultura politica, lasciandomi di sé un'impronta che continuerà ad accompagnarmi nel tempo, anche in quello, ormai prossimo, del ritorno allo studio e alla ricerca.

 

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