Democratici nel mondo
Materiali
PD
AreaDem
30 Dicembre 2011

Maria Eletta Martini,
il valore di una testimonianza

Argomento: Vite
Autore: Silvia Costa

La vita terrena di Maria Eletta Martini si è conclusa insieme all'Anno europeo del volontariato, quasi a siglare un impegno e una passione che hanno profondamente segnato la sua vita e quella della sua amata Lucca, diventata grazie a lei, dagli anni '80, la capitale non solo italiana del volontariato.

Con Maria Eletta se ne va una protagonista limpida e forte di quella generazione intrepida di donne democratico-cristiane che hanno segnato la storia del paese nella politica e nelle istituzioni, sapendo essere testimoni ed esempi credibili e coerenti nella vita pubblica e privata. Ho avuto la fortuna di conoscerla nei primi anni del mio impegno politico, subito dopo la laurea, quando nel '75 curai per la Discussione, diretta allora da Bartolo Ciccardini, un supplemento sulle donne e la politica. Tra le intervistate, Maria Eletta mi colpì per la chiarezza e la finezza della sua analisi storica che coniugava la presa di coscienza delle donne e la nascita della democrazia, l'una forza dell'altra, senza separatismi ma consapevole della specificità del protagonismo femminile.

Alla radice della sua scelta di impegno politico - mi diceva - prima di tutto l'insegnamento di suo padre, Ferdinando Martini, un cattolico democratico che nel '46 sarebbe stato il primo sindaco eletto dopo il fascismo, e poi la sua militanza tra i giovani di Azione cattolica, in una Lucca ricca di fermenti spirituali, culturali e sociali. La sua Lucca, la sua casa, quella casa dove Maria Eletta ieri si è spenta, circondata dalla sua bella famiglia, e che per oltre mezzo secolo è stata il riferimento, direi il perno degli incontri politici di Lucca, un luogo al contempo accogliente e riservato, come era lei. Staffetta partigiana durante la guerra, Maria Eletta si era iscritta alla Democrazia Cristiana nel 1946 e aveva partecipato attivamente alle prime elezioni amministrative del dopoguerra nel '46 nonché alla sensibilizzazione delle donne per esercitare finalmente quel diritto al voto che avevano conquistato nel dicembre, per esprimersi nel referendum sulla repubblica ed eleggere l'Assemblea costituente.

A 26 anni tenne comizi per la Dc in una città "bianca", atipica nella rossa Toscana, costruendo quella capacità di confrontarsi con fermezza ma senza pregiudizi per una convivenza civile fondata sul reciproco rispetto, la forza delle proprie convinzioni ma anche una grande volontà di trovare forme avanzate di sintesi politica.

Non stupisce che Maria Eletta abbia sempre avuto in Aldo Moro un riferimento umano e politico, ma anche che ne sia stata una interlocutrice ascoltata e stimata, soprattutto nel passaggio del compromesso storico. La sua esperienza politica si è intrecciata con quella amministrativa: è stata consigliere comunale a Lucca dal 1951 al 1963, e poi di nuovo dal 1990 al 1993, mentre si concludeva la sua lunga e importante esperienza di deputato alla Camera, di cui è stata vicepresidente con la presidenza Ingrao e poi Iotti dal 1978 all'83.

Così come l'esperienza politica si è sempre alimentata nel confronto e nell'elaborazione condivisa con altri due importanti interlocutori della sua formazione e cultura politica: il mondo femminile, attraverso la fedele presenza nel Cif, di cui è stata anche vicepresidente nazionale. E il volontariato, in cui riconosceva l'incarnazione di quei principi della promozione effettiva della persona umana, della solidarietà e della sussidiarietà che erano alla base della sua cultura politica e democratica. Due fronti sui quali, negli anni '70, si affermava un conflitto ideologico che avrebbe lungamente influenzato per almeno un ventennio la cultura e la società italiane. Come era nello stile di Maria Eletta, su entrambi i fronti lei si spese innanzitutto per capire, dialogare e innovare, prima di tutto culturalmente. Perché l'onorevole Martini è stata una vera studiosa dei fenomeni sociali e politici, amava indagarli, comprendere in profondità le correnti che li ispiravano, entrare in relazione con le nuove soggettività e movimenti che li animavano.

Ricordo il suo impegno costante nella collaborazione con Donna e società, il trimestrale del Movimento femminile della Democrazia cristiana, diretto da Giuliana Ricca, dove si confrontavano esponenti politiche e intellettuali, un gruppo di donne che aveva una concezione alta della politica come servizio alla comunità, esigente sui valori e orientata al bene comune.

Maria Eletta, anche dalle pagine di Cronache e Opinioni, diretto da Luciana Piccinini, organo del Cif, spesso anticipava questioni che poi si sarebbero imposte al dibattito pubblico, come dimostra anche la ricca elaborazione di proposte di legge su grandi temi: da quella sul diritto di famiglia al tribunale per i minori e la famiglia (un disegno incompiuto!) alla attiva collaborazione al testo di legge della Falcucci sui consultori familiari, che insieme dovevano costituire un "trittico" di politiche integrate per attuare il dettato costituzionale sulla famiglia, come comunità fondata sulla solidarietà e la pari responsabilità tra i coniugi e verso i figli, ma anche sostenuta da servizi e istituzioni che ne prevenissero i conflitti e la accompagnassero nel suo insostituibile ruolo, garantendo quello che poi la Convenzione Onu sui diritti dei bambini avrebbe definito il prevalente interesse dei minori.

E di qui la legge sulle adozioni insieme a Rosa Jervolino, centrata sul diritto dei bambini a una famiglia o a una comunità familiare. Proprio negli anni del massimo scontro ideologico sulla famiglia che culminò nel referendum sul divorzio (che Maria Eletta non avrebbe voluto), le donne della Dc insieme a personalità illuminate come Carlo Alfredo Moro e Giampaolo Meucci, elaboravano una strategia che assumeva il ruolo della famiglia come cellula fondamentale della società ma ne riconoscevano le fragilità e creavano le condizioni per una sua più effettiva tutela e promozione, in una logica avanzata di corresponsabilità tra uomini e donne. Ricordo la sua paziente mediazione con la gerarchia ecclesiastica, purtroppo non compresa e osteggiata, per evitare che nei consultori pubblici fosse di fatto resa insignificante la presenza di medici credenti, laddove si voleva estendere l'obiezione di coscienza anche alla certificazione della volontà della donna di abortire. Un particolare che dice molto della sua costante attenzione a salvaguardare le ragioni del dialogo e della collaborazione, evitando steccati e spaccature che avrebbero pesato a lungo nel confronto tra donne.

Alla stessa logica "strategica" sul piano sociale e istituzionale risponde la sua appassionata azione perché fosse riconosciuto e "legittimato" il ruolo fondamentale del volontariato, fatto da singoli e da associazioni, come servizio gratuito e solidale alla persona e alla società. Una grande sfida in tempi in cui tutto doveva essere a gestione pubblica, ovvero diretta, dello stato o degli enti locali, marginalizzando quello che poi avremmo chiamato "cittadinanza attiva" e "privato sociale".

Fu dunque una vera e propria rivoluzione culturale, quella che vide Maria Eletta impegnata a metà anni '80, a realizzare a Lucca con Giuseppe Bicocchi il Centro nazionale per il volontariato, che ben presto divenne il luogo centrale dell'incontro e dialogo tra le diverse realtà di impegno sociale e civile, laico e cattolico. Da qui prese l'avvio quella elaborazione che nel 1991 darà vita, con Nicola Lipari relatore e la costante collaborazione con personalità come monsignor Nervo, alla legge 266, che riconosceva la libertà dei singoli e delle associazioni di esercitare queste attività e regolava i rapporti tra il volontariato e le istituzioni. È interessante notare come Maria Eletta, fino agli ultimi suoi scritti del 2003 abbia tenuto a distinguere la "filantropia" ottocentesca e paternalistica dal volontariato fondato sulla uguaglianza, da un lato, e le complesse attività di economia sociale del Terzo settore dalla natura etico sociale del volontariato, pur impegnato in servizi per i nuovi bisogni sociali dall'altro.

Ma c'è un aspetto ulteriore della ricca personalità di Maria Eletta che vorrei ricordare: la sua capacità di vivere una profonda fede cristiana in una dimensione laica della politica che si alimentava alla Parola, ma agiva nella sua libera responsabilità, volendo però sempre mantenere un contatto diretto con il mondo cattolico e la gerarchia, offrendo ascolto e pretendendo rispetto per sé e la parte politica che rappresentava. In questo senso ha avuto un ruolo fondamentale durante la segreteria della Dc di De Mita, un periodo in cui l'ho conosciuta più profondamente perché impegnata nella Spes e poi, dopo la fondazione del Ppi, durante la segreteria di Mino Martinazzoli, quando lei dal dipartimento della Cultura mi chiamò come responsabile delle politiche per lo spettacolo.

L'ultima immagine che ho di lei, già sofferente per la sua malattia, è quella del videomessaggio che inviò al Comitato nazionale per le celebrazioni dei 60 anni del voto alle donne, dove - con mia grande commozione - mi chiese di affiancarla. Poi è iniziato il suo calvario, protetto amorevolmente dalla sua splendida famiglia.

Il vuoto che lascia è enorme ma resta la via che ci ha indicato: il valore della persona, della solidarietà, del servizio, della cultura, della fede, della dignità della donna. E soprattutto il valore di una testimonianza pura: quella di chi ha saputo uscire con dignità, umiltà e coerenza dalla vita politica, non chiedendo nulla se non di continuare a donarsi. Come hanno fatto altre grandi donne democratico cristiane. Grazie, Maria Eletta.

 

Le foto presenti su nuovitaliani.it sono prese in larga parte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
Powered by Adon