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31 Gennaio 2012

Inchieste lombarde,
Formigoni al capolinea

Argomento: Politica
Autore: Franco Mirabelli

Le inchieste di questi mesi che coinvolgono a diverso titolo figure di primo piano del governo della Lombardia gettano ombre sulla gestione di questioni importanti, dallo smaltimento dei rifiuti al San Raffaele, dove si scopre un buco di un miliardo e mezzo di euro mentre ogni anno Regione Lombardia versa allo stesso ospedale oltre 600 milioni per le prestazioni erogate. Emerge un sistema di governo fortemente permeabile alla illegalità, poco trasparente e con un sistema di controlli insufficienti.

Ma al di là delle inchieste l'inizio di questa legislatura mostra, per la prima volta con evidenza, che la stagione formigoniana è giunta al termine, il sistema di consenso e di potere che ha rappresentato mostra tutti i suoi limiti e, soprattutto, non appare in grado di governare la Lombardia guardando al futuro, garantendone il rilancio, essendo protagonista della costruzione di un Expo 2015 che porti beneficio a tutta la regione e al Paese.

Il primo dato evidente è la contraddizione tra le aspirazioni di Formigoni e ciò che accade oggi. Fino a pochi anni fa si presentava come il possibile punto di riferimento di un mondo riformista che rompeva gli schemi delle coalizioni tradizionali e costruiva, a partire dal buon governo, un modello lombardo capace di mobilitare tutte le forze dinamiche dell'impresa e del lavoro. Su questo, non possiamo nascondercelo, il presidente lombardo ha saputo creare aspettative, fiducia e un consenso che andava oltre lo stesso centrodestra. Quella esperienza e quella aspirazione oggi si sono perse, la stessa credibilità del Governatore è fortemente intaccata dalla vicenda delle firme false, dalla composizione del listino, dalla scelta di non prendere le distanze da personaggi che da tempo si sapeva essere sotto inchiesta. D'altra parte è lo stesso Formigoni ad ammettere di aver sbagliato, senza però riconoscere le ragioni di una crisi che è legata ad una situazione in cui la maggioranza è apparsa sempre più divisa e orientata a spartire posizioni e ritagliarsi spazi di visibilità di partito anziché condividere un progetto di governo e di sviluppo della Lombardia chiari e lineari.

Ma c'è dell'altro. Oggi sono sempre più chiari i limiti di un governo regionale che Formigoni ha voluto fortemente centralistico, costruendo un sistema che è fondato su una dipendenza assoluta di tutte le aziende regionali dalla giunta e in particolare dal presidente. Infrastrutture Lombarde, Lombardia Informatica, Fimlombarda, Fiera, sono grandi aziende a cui è garantito uno spazio grandissimo nell'economia regionale senza che ci sia la possibilità di discutere e capire gli orientamenti e le strategie ma, soprattutto, costruite negli anni garantendo una omogeneità politica nella gestione e una mancanza di autonomia rispetto al governo regionale.

Tutto ciò, accanto alla mancanza di trasparenza e alla definizione di un vero e proprio sistema di potere, ha progressivamente, al di là dei proclami e delle iniziative di vetrina, rinchiuso il governo della Regione e l'ha reso impermeabile alle novità, alla vitalità, ai bisogni e alle risorse che la società lombarda esprime. Si è spesso scelta la strada della Lega, quella della chiusura, della difesa delle posizioni, riducendo la capacità di guidare la terza regione europea sul terreno della competitività territoriale. Il prezzo di questa crisi del governo lombardo lo pagano i cittadini. Da mesi, a parte quella sul taglio dei costi della politica che abbiamo fortemente voluto, non sono state fatte leggi significative: su casa, lavoro, assistenza sociale non ci sono novità al di là degli annunci, proprio mentre la crisi sociale è più acuta e ci sarebbe bisogno di misure serie e innovative, concrete, per le tante famiglie in difficoltà.

Così si descrive la fine, ormai prossima, della troppo lunga stagione formigoniana che coincide con la crisi dell'alleanza Pdl-Lega che è ormai evidente. Sta al centrosinistra saper denunciare la crisi ma, soprattutto, misurarsi con i temi dello sviluppo e del futuro della Lombardia: lavoro, nuovo welfare, formazione, sistema delle infrastrutture e trasporti, con una concretezza e una capacità di innovazione che può dare credibilità ad una idea di cambiamento di cui comincia ad esserci l'esigenza anche in Lombardia.

 

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