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29 Agosto 2012

Storia di Guido,
cattolico e antifascista

Argomento: Vite
Autore: Tobia Morandi

Sono passati tre decenni dal giorno della morte di Guido Gonella, avvenuta a Nettuno il 19 agosto 1982. Oggi non molti ricordano lo straordinario rilievo politico ed intellettuale di questo autentico protagonista della storia dei cattolici democratici italiani ed europei.

Nato a Verona nel 1905, fin da giovanissimo ha militato nell'associazionismo di matrice ecclesiale. Segnalatosi per superiori doti morali ed eccezionali capacità operative in ambito FUCI, frequentò l'università del Sacro Cuore di Milano dove conseguì una prima laurea in filosofia. Per la stesura definitiva della tesi visse alcuni mesi a Parigi, dove rafforzò la sua spiccata appartenenza alla cultura di un antifascismo intransigente ed operoso nell'elaborazione teorica e negli scritti sempre ispirati da un solido umanesimo cristiano, per sua natura contrapposto all'idolatria dello stato etico e totalitario.

Aspetto ricordato da Enrico Berlinguer, il quale ne evidenziò, all’atto della morte, la sua coraggiosa e coerente lotta contro fascismo e nazismo, ma anche l’opzione politica per la Dc che «seppe vivere e affermare – ricordò il segretario del Pci – con inesausta passione, anche polemica, ma illuminata e temperata da un’alta cultura e coscienza morale, da spirito di civile correttezza e da onestà intellettuale».

Trasferitosi a Roma, intraprese studi universitari che lo portarono ad acquisire una seconda laurea in giurisprudenza con tesi di grande brillantezza, che in altri tempi gli avrebbero aperto le porte della carriera accademica; preclusa però dalla sua notoria avversione al regime fascista. Gonella trovò amicizie e lavoro in ambito Vaticano, auspice Mons. Montini, altro fermo oppositore del regime mussoliniano.

Gli scritti di Guido Gonella sull'Osservatore Romano e specialmente la rubrica Acta Diurna divennero un sicuro punto di riferimento per tutti i settori della società italiana e internazionale che erano estranei e critici rispetto alla retorica fascista dominante. Diceva Piero Calamandrei che il quotidiano della Santa Sede era «l’unico giornale italiano su cui si poteva trovare qualche accenno di libertà […], della libertà comune a tutti gli uomini liberi». Ha ricordato Malgeri come la fortuna degli articoli di Gonella presso l’antifascismo italiano fosse dovuta alla sua capacità di porsi come voce libera e come commentatore di politica internazionale che vuole soprattutto informare e far capire, partendo da alcuni punti fermi: «La dignità della persona, il rispetto del diritto e dei patti sottoscritti, il rifiuto della violenza come mezzo di lotta politica».

Nel 1939 Gonella fu tratto in arresto per impulso diretto e personale di Mussolini senza imputazioni specifiche (non venne celebrato alcun processo) e con scopi chiaramente intimidatori verso un uomo integerrimo, ma che "dava fastidio" al regime. Liberato per le forti pressioni diplomatiche della Santa Sede, dovette attenuare la veemenza dei suoi scritti. Amico fraterno di Alcide De Gasperi, collaborò con lui nel delicato processo della nascita clandestina della Democrazia Cristiana. Fu nominato direttore del quotidiano Il Popolo fin dal primo numero datato 4 giugno 1944 (Liberazione di Roma). Inoltre, Gonella scelse per il quotidiano una numerazione che lo ponesse in continuità con gli anni difficili della clandestinità. Ha scritto infatti Sangiorgi che «Gonella compie invece una scelta politica di continuità della numerazione del giornale con la lotta clandestina per non dimenticare la lezione del passato».

Guido Gonella si fece promotore della Legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti, del cui consiglio nazionale fu presidente dal 1965 al 1972.La libertà di stampa fu infatti uno dei costanti riferimenti del pensiero teorico e dell'azione politica del grande giornalista degli Acta Diurna e del direttore del Popolo dei tempi eroici della clandestinità. Accanto al valore insopprimibile della libertà, Gonella poneva sempre i vincoli della verità e, del rispetto della dignità dei vari soggetti coinvolti e toccati dal dispiegarsi dell'attività giornalistica correttamente intesa. Diresse il giornale fino al luglio del 1946, quando assunse il fondamentale dicastero della Pubblica Istruzione che reggerà fino al 1951.

I suoi studi, le letture (considerava Umanesimo integrale di Maritain come «la Magna Charta del personalismo cristiano») e le sue esperienze maturarono in lui un’attenzione spiccata per la riflessione sulla libertà della persona rispetto allo Stato. Alla critica del fascismo per tale motivo accostò un’altrettanta forte contrarietà per il comunismo e per ogni concezione negatrice dell’individualità e della libertà dell’uomo. Come ha ricordato Andrea Bixio: «Porre al centro della propria considerazione la persona significava per Gonella non rifiutare l’insegnamento della modernità e nello stesso tempo recuperare quella sostanza che potesse evitare di dissolvere l’uomo e gli stessi rapporti sociali in un mero sistema funzionale».

Persona e libertà erano le coordinate della sua riflessione, come traspare dal discorso sulle “ventisette libertà” che concorse a formare il nucleo del programma democristiano per la nascente Costituzione: «Noi affermiamo che le libertà dell’uomo sono anteriori allo Stato, e le vogliamo garantire. Prima i diritti individuali e poi quelli sociali che sono estrinsecazioni dei diritti dell’individuo […] La libertà, nella vita sociale, è autodeterminazione della persona». Si poteva intuire quella che sarebbe stata la cifra distintiva, ideale e politica, dell’impegno dei costituenti democristiani nella stesura della Carta.

Una delle missioni personali a cui Gonella annetteva maggiore importanza era il delicato e complesso lavoro di revisione del Concordato fra Stato italiano e Santa Sede. A far data dal novembre 1968, ben nove diverse stesure vennero messe a punto in un fitto interscambio fra diverse sensibilità ed esigenze, avendo costantemente come stella polare la laicità dello Stato. Il Nuovo Concordato verrà formalizzato il 18 febbraio 1984 dal Presidente del Consiglio Craxi e dal Cardinal Casaroli, segretario di Stato vaticano. Il contributo di Gonella risultò prezioso e determinante.

La polvere sottile dell'oblio ha in qualche misura allontanato la grande figura di Guido Gonella. Intellettuale e dirigente politico di primissimo piano nel corso di almeno 50 anni. Una vita di impegno al servizio di alte idealità, di giustizia sociale e di rispetto della libertà nella sua accezione più nobile. Ha brillato negli studi, nel giornalismo, nella Dc, al governo prima all’Istruzione e poi alla Giustizia. Fu anche eletto al Parlamento europeo dove perseguì alcune linee guida ben precise, fra cui il richiamo alle “radici” dell’Europa comune per farne uno spazio che non esaurisse la propria funzione nelle sole scelte di carattere economico ma in grado di trovare una sorta di “unità spirituale” del continente. Gonella sperava che il cristianesimo e l’Europa potessero conseguire nuove ragioni di un reciproco rafforzamento. Cristiano onesto e serio, intellettuale e studioso, verrà consultato da numerose università anche all’estero.

Ricordiamone la limpida ed intransigente testimonianza antifascista di natura soprattutto intellettuale e culturale, immune da atteggiamenti gladiatori e da vani sentimentalismi. La sua scelta di campo contro il fascismo era sorretta da studi filosofici e giuridici, ma soprattutto da una coerente adesione ai più autentici valori cristiani e quindi umani. Il suo esempio di uomo politico onesto e integerrimo sono una ricchezza collettiva alla quale oggi gli italiani devono attingere per vivere la politica come intelligente e generoso servizio alla comunità. Per i credenti una autentica forma di amore per il prossimo.

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