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03 Ottobre 2012

Pd, centro sinistra
o alternativa di sinistra?

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

Al di là delle primarie, della carta di identità, delle beghe di partito e delle persin plateali vanità personali, il vero nodo politico a cui nelle prossime settimane il PD è chiamato a dare una risposta chiara e inequivoca è la seguente: il PD vuole costruire un vero centrosinistra di governo o si accontenta di riproporre, seppur in forma aggiornata e corretta, la vecchia formula dell’Unione? E cioè, la nota e collaudata alleanza di sinistra?

Pongo questa domanda perché la questione è, purtroppo, ancora tutta aperta. E cioè, paradossalmente, ad appena sei mesi dalle elezioni. Certo, non si è ancora mai visto una consultazione politica dove a sei mesi dal voto non si conoscono le regole del sistema elettorale e, nel caso specifico del PD, quali saranno le alleanze, quale sarà il programma del partito e, dulcis in fundo, che “comanderà nel partito”. Perché il tutto dipende dal responso delle primarie, che sarà circa a tre mesi dal voto.

Ora, al di là di queste non banali considerazioni, la domanda centrale resta sempre quella: e cioè, il PD crede veramente in un’alleanza riformista tra moderati e progressisti e non nel caravanserraglio dell’Unione? Perché attorno a questo nodo si gioca non solo il futuro profilo politico del PD ma anche, e soprattutto, il profilo programmatico della coalizione. E il problema non è soltanto il rapporto con Casini e con l’intera area moderata del Paese che si va lentamente ma concretamente ricomponendo. Semmai, l’equivoco sta nell’aver appaltato ad altri, radicalmente ad altri, il compito di ricomporre a livello politico e culturale l’area moderata. E, in secondo luogo, se dobbiamo ricercare le strade che portano alla rottura politica con le forze moderate per difendere esponenti e partiti appartenenti, seppur legittimamente, alla sinistra massimalista, l’epilogo è abbastanza chiaro: e cioè l’approdo non potrà che essere l’alternativa di sinistra.

Purtroppo il PD è fortemente impegnato a discutere di vecchio e di nuovo, di come e dove si deve sbandierare la carta di identità, di chi è da cacciare e chi no, di chi pensa di sostituire Monti - sì, ho detto bene, Mario Monti - per prenotare la candidatura in virtù di uno strano concetto di servizio. Insomma, temi da rubricare ad un dibattito stancamente congressuale quando la politica è in crisi. Ma tant’è.

Eppure la prospettiva politica non è un tema di serie b. Anzi, è il tema politico per eccellenza che ti dice e ti spiega in anticipo se un partito si candida per governare il Paese o se, al contrario, persegue solo l’obiettivo di presidiare saldamente l’opposizione. E la prospettiva, al riguardo, non può che essere quella che risponde all’impianto originario del Partito Democratico. E cioè, un centro sinistra realmente di governo con un profilo programmatico autenticamente riformista e democratico. E’ possibile perseguire questo obiettivo con un’alleanza stretta con Vendola e, magari, con un sostegno tecnico - la famosa desistenza - dei vari ceppi comunisti disseminati qua e là? La risposta è largamente scontata: no! Senza un’alleanza programmatica stretta con le forze moderate è difficilmente praticabile nel nostro Paese la strada del governo. Soprattutto in un contesto come quello attuale dove lo stesso agglomerato moderato, seppur in via di formazione, ha già individuato un candidato a Premier e ha già escluso alleanze con partiti estremisti e massimalisti.

Ecco perché il capitolo delle alleanze non può e non deve essere banalizzato. Né appaltandolo ad un fatto che riguarda genericamente la pubblica opinione, né percorrendo strade che portano al deragliamento. Spero che la costruzione di un vero centro sinistra di governo resti una delle “priorità” politiche del PD. Per parlare di carta di identità e di vecchio e nuovo c’è sempre tempo. Per una coalizione che dovrebbe governare gli italiani, no. Si deve affrontare subito.

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