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24 Ottobre 2012

Todi Due:
i contorni si precisano

Il secondo Forum delle Associazioni cattoliche del mondo del lavoro svoltosi a Todi il 21 e 22 ottobre scorsi non era circondato dalla stessa attenzione spasmodica che i mass media riservarono al primo, svoltosi un anno fa nella stessa cittadina umbra.

Allora, nell’ottobre 2011, si era nella fase dell’indecente agonia del Governo Berlusconi, e pareva che dalla riunione del Forum dovesse venire il colpo di grazia ad un Esecutivo delegittimato dal voto nei Comuni e nel referendum e roso dagli scandali e dalla patente incapacità di far fronte ad una crisi economica vieppiù drammatica. E in effetti, sebbene un segnale preciso nel senso di una nuova iniziativa politica non emergesse con chiarezza, e sebbene la prolusione introduttiva del Presidente della CEI card. Angelo Bagnasco non avesse un immediato riferimento di ordine politico, è indubbio che la presa di distanza emersa dagli interventi di molti dei partecipanti (alcuni dei quali fino a qualche mese prima erano stati in sostanza dei fiancheggiatori del Governo) diede un ulteriore segnale della crescente disaffezione del Paese verso un progetto politico fallito.

Con Todi 2, si può dire, viene a completarsi il cambiamento di segno di un’operazione che quando era nata, a cavallo fra il 2010 ed il 2011, aveva tutt’altro indirizzo. Infatti, in un primo tempo le sigle partecipanti al Forum parevano muoversi nell’ottica di una sorta di “rigenerazione” del PDL che passasse attraverso una pratica di fiancheggiamento di quei settori della destra che manifestavano attenzione verso la Gerarchia ecclesiastica e davano dell’insegnamento sociale della Chiesa una lettura tutta piegata verso le esigenze della conservazione sociale ed economica. Referente di questa operazione clerico-moderata era l’allora Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ex dirigente della CGIL ed ex socialista lombardiano, che senza verecondia avrebbe di lì a poco pubblicato un suo indigesto libercolo intitolato Ai liberi e ai forti. Il senso dell’operazione era dato dalla presenza come coordinatore del gruppo di Natale Forlani, ex Segretario confederale della CISL diventato dirigente generale del Ministero del Welfare non certo per i suoi (inesistenti) meriti ma proprio per la sua complementarità con il progetto di Sacconi.

Un primo aggiustamento di rotta avveniva già, di fronte alla crisi strutturale del berlusconismo, nella primavera del 2011, con l’ingresso nel Forum di nuovi soggetti, come le ACLI. Meno disponibili alla deriva avventuristica originaria. D’altro canto, un minimo di intelligenza politica consigliava di prendere le distanze da una nave che affondava, e Todi 1 sanciva se non altro l’impossibilità di un radicamento a destra delle forze sociali di matrice cristiana.

Al Forum, come è noto, parteciparono anche alcune personalità che sarebbero poi entrate nel Governo Monti, come Andrea Riccardi, ma non si può certo dire che l’Esecutivo “tecnico” sia nato lì. Altrettanto certamente, di fronte alla mancanza di credibilità di una destra sempre più divisa e confusa, e permanendo la cronica diffidenza verso la sinistra, la Gerarchia ha trovato nel Governo Monti, ed in Monti stesso, l’interlocutore affidabile per le riforme che essa stessa percepisce come necessarie pur avendo la netta percezione del crescente disagio sociale sul territorio.

Nel frattempo, approssimandosi il secondo appuntamento tudertino, alcune novità si sono registrate che hanno ulteriormente evidenziato il nuovo profilo dell’iniziativa: la prima è stata la rinuncia all’incarico di coordinatore da parte di Natale Forlani, troppo compromesso con la stagione di Berlusconi e Sacconi. La seconda, il defilarsi della Coldiretti, una delle organizzazioni più esposte a destra, per quanto invece continuino ad essere della partita altri soggetti dubbi come l’MCL e la Compagnia delle Opere.

Le conclusioni del seminario di Todi 2 sono state esposte dal Presidente nazionale delle ACLI Andrea Olivero, ed in esse si legge che «la grave crisi morale ed insieme la costante erosione di consensi rende oggi necessario un percorso che consenta, entro i prossimi appuntamenti elettorali, di generare proposte nuove tanto nel contenitore quanto nei contenuti», aggiungendo che è necessario «operare per dare al prossimo governo una maggioranza autenticamente politica, fondata su un programma condiviso e coerente». «Questo va fatto – continua il manifesto – assicurando la continuità con quanto di positivo è stato fatto in quest’ultimo anno, garantendo la prosecuzione delle politiche di risanamento del Paese e, al contempo, integrando gli obiettivi iniziali con quelli della crescita, dell’occupazione, di un nuovo welfare, di una ritrovata equità e di pieno ripristino dei valori costituzionali».

Insomma, un’agenda politica vera e propria portata avanti da un’area politica nuova, di centro, ma con contenuti socialmente avanzati che vanno dal sostegno alle famiglie al reddito minimo di cittadinanza fino alla cittadinanza italiana per gli immigrati. Non sembra essere questo il programma di un partito quanto piuttosto quello di una sorta di “lista civica nazionale” che però opera – almeno così sembra – al di fuori di quelle vaghezze “centriste” e “moderate” che sono da sempre il paravento di tutte le destre italiane.

L’operazione potrebbe avere qualche ritorno politico, soprattutto se apparisse chiaramente collegata all’esperienza dell’attuale Governo e soprattutto del suo Presidente: resta inteso che, se la nuova legge elettorale prevedesse ancora la possibilità/necessità del collegamento delle liste in vista di un premio di maggioranza alla nuova aggregazione, si porrebbe da subito il problema delle alleanze. Viste le premesse, un rapporto con la coalizione di centrosinistra guidata dal PD, in cui comunque continuerebbero a militare molte persone provenienti dall’area delle sigle riunitesi a Todi (perché alla fine alla costituzione del nuovo soggetto sarebbero interessati dirigenti che provengono da quelle associazioni, non le associazioni stesse), sarebbe l’approdo naturale.

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