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21 Novembre 2012

Nuovo centro:
ma non solo Montezemolo

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

La prossima legislatura non può che registrare una solida alleanza politica tra il centro moderato e riformista e la sinistra riformista e di governo. E questo non solo perché si è esaurito, ormai da tempo, il lungo ciclo della destra berlusconiana. Ma per il semplice fatto che le stagioni migliori della politica italiana sono sempre coincise con il centro sinistra al governo. Da De Gasperi a Moro, da Nenni a Saragat, dalla sinistra Dc alla miglior tradizione socialista alla stagione dell’Ulivo. Insomma, quando si vuol coniugare riformismo politico e sociale e capacità di governo in Italia si guarda al centro sinistra. Certo, poi ci sono le stagioni populiste e avventuristiche. C’erano e ci saranno sempre. Ma non c’entrano nulla con la cultura di governo e la capacità di guidare e gestire la trasformazione sociale e politica.

Ora, il dopo Monti non può che registrare una alleanza che si ispira a quella tradizione. Con le forze che sono in campo. Che sono profondamente diverse dal passato e con cui, tuttavia, occorre fare i conti. Il campo democratico e progressista è oggi presidiato e rappresentato da una grande forza popolare e riformista, il Pd. Con l’aggiunta di Sel che, malgrado qualche tentazione radicale, rientra comunque a pieno titolo nella cosiddetta sinistra di governo. Il problema principale, oggi, e anche la novità più rilevante, è invece rappresentato dalla ristrutturazione dell’area di centro. O meglio, del “nuovo centro”.

La scorsa settimana a Roma ha preso avvio la formazione che, secondo gli auspici, dovrebbe rappresentare l’asse moderato e centrista dopo l’ubriacatura berlusconiana. Certo, ci sono ancora molte contraddizioni in quel raggruppamento. Non si capisce ancora chi lo guida. È tuttora incerto il profilo programmatico e, soprattutto, resta indefinita la strategia delle alleanze che si vuol perseguire. Tre elementi che denotano, al di là dei proclami ufficiali, una indeterminatezza di prospettiva da non sottovalutare. Oltre, com’è ovvio, alla composizione un po’ anomala del cosiddetto gruppo dirigente.

Certo, fa impressione che il segretario generale della Cisl, per non parlare del Presidente nazionale delle Acli, individuino come proprio leader politico e culturale il miliardario Presidente della Ferrari Cordero di Montezemolo. Senza scomodare il passato, che va sempre usato con cautela, sarebbe come se il dirigente sindacale della Cisl a Torino prima e dirigente politico dopo Carlo Donat-Cattin avesse avuto come referente politico e programmatico l’avvocato Gianni Agnelli. Ogni commento, com’è ovvio, sarebbe superfluo. Ma tant’è. Tuttavia, al di là di queste incongruenze e contraddizioni lampanti, il disegno politico di un “nuovo centro” moderato e riformista è positivo e persin necessario nella geografia politica italiana. E questo sia perché restituisce al paese una normale dialettica democratica e, soprattutto, perché può svuotare quella destra populista e triviale che abbiamo conosciuto per circa 20 anni nella vita politica italiana.

Certo, resta incerto il profilo politico ma le premesse ci sono e una forza riformista e popolare come il Pd non può che guardare con attenzione e interesse a quella prospettiva. A due condizioni, però. Innanzitutto nessuno può arrogarsi l’esclusiva della rappresentanza del centro moderato e riformista. E tanto meno lo può fare il Presidente della Ferrari. E nessuno, a maggior ragione, può vantarsi di essere il vero erede della tradizione del cattolicesimo politico e sociale nel nostro paese. Non lo possono fare i cattolici democratici nel Pd e non lo possono fare coloro che sono approdati a Roma alla corte dell’ex delfino dell’Avvocato Agnelli. E non solo per una questione di stile ma semmai di sostanza. Le stesse categorie di “centro”, di “moderato” e di “cattolico” sono ormai disseminate lungo tutto l’arco della politica italiana e nessuno può rivendicarne l’esclusiva. A maggior ragione in questa fase di transizione.

Comunque, sia, adesso può partire un vero centro sinistra. E, soprattutto, adesso può decollare la “buona politica”. Da tempo invocata e da sempre evocata.

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