Democratici nel mondo
Materiali
PD
AreaDem
04 Dicembre 2012

Vince il segretario,
il Pd verso una nuova sintesi

Argomento: Politica
Autore: Lorenzo Gaiani

Va dato atto a Pierluigi Bersani di avere voluto fortemente queste elezioni primarie per la designazione del capo della coalizione di centrosinistra mettendo in gioco sé stesso e la sua proposta politica in un contesto segnato da polemiche spesso strumentali ma comunque tali da condizionare pesantemente l’opinione pubblica.

E tuttavia la vittoria di Bersani, ampia nei numeri come nella base del Pd e più in generale dell’agglomerato della coalizione progressista, dice almeno due cose: la prima è che gli elettori hanno riconosciuto all’uomo di Bettola il profilo dello statista capace di assumere la responsabilità della guida del paese in circostanze gravi e difficili, non appena si sarà chiusa la pagina del Governo “tecnico”.

La seconda, non meno importante, è che delle molte anime della sinistra italiana Bersani è a, ad oggi, l’interprete migliore, nel senso di porsi all’incrocio delle diverse sensibilità che percorrono quell’area così composita come il federatore, il sintetizzatore più credibile. E’ interessante notare, ad esempio, che il riferimento a Giovanni XXIII che tanto stoltamente qualcuno aveva contestato al Segretario del Pd si ritrova puntualmente nel libro autobiografico “Per una buona ragione” pubblicato da Laterza nei primi mesi del 2011, quando Berlusconi era ancora a Palazzo Chigi e le primarie solo una vaga ipotesi: segno di un’attenzione non strumentale e di una convinzione radicata. Fra l’altro, il fatto di dispiacere tanto ai petulanti nostalgici di un goscismo perennemente sconfitto quanto a certi presunti liberal che in realtà spacciano come nuove ricette reazionarie che nel resto del mondo sono già scadute da quel dì è la miglior dimostrazione della capacità di Bersani di essere un leader autorevole ed insieme una persona capace di porsi contro gli estremi in una logica costruttiva.

Indubbiamente contro Matteo Renzi ha pesato l’abuso della retorica della rottamazione – che alla fine, se riferita alle persone, è una gran brutta metafora – come pure, nella settimana fra il primo turno ed il ballottaggio, la stucchevole polemica sulle regole che ha avuto il solo esito di esacerbare gli animi non solo dei sostenitori di Bersani ma anche quelli dei supporter dei candidati sconfitti il 25 novembre (su tutti Nichi Vendola) che si sono riversati in larga parte sul Segretario. Anche la pretesa di voler ad ogni costo distinguere fra “noi” e “loro” nel contesto di uno schieramento politico comune è apparso a molti – certo oltre l’intenzione di Renzi – come un indice di alterità, se non di preannuncio scissionistico. Più in generale, l’insistenza sulla dicotomia vecchio/nuovo ha messo la sordina ad altre più pregnanti, che tuttavia sono quelle in cui le persone trovano maggiormente i loro riferimenti: ad esempio vero/falso, oppure giusto/sbagliato e magari anche sinistra/destra.

Del resto, il quadro d’insieme è stato ben fotografato da un giornalista economico, Massimo Mucchetti, che sul “Corriere della sera” del 2 dicembre, commentando la presunta alternativa socialdemocrazia/liberismo cui taluni commentatori riconducono il confronto Bersani/Renzi, ha scritto che “L'Europa si divide tra liberisti e socialisti. Negli stessi Usa, i democratici vengono accusati di essere socialisti. E allora un centrosinistra normale potrà vincere e governare se convincerà il Paese che la socialdemocrazia a radice cristiana farà funzionare la società dell'informazione internettiana meglio dei liberisti. Se, invece, si farà dettare la linea da chi negli Usa sosteneva il repubblicano Mitt Romney e nel Regno Unito collaborava con l'ultraconservatore Boris Johnson, (riferimento ai vari Alesina e Zingales, ndr) torneremo agli equivoci degli anni Novanta quando gli ex comunisti si fecero sdoganare dalla City senza fare tappa a Bad Godesberg (che è la cittadina dove nel 1958 la socialdemocrazia tedesca ripudiò il marxismo senza cessare di essere di sinistra)”.

Si può discutere all’infinito su considerazioni come queste, ma è chiaro che il Partito Democratico non avrebbe ragion d’essere al di fuori della convergenza fra la tradizione della sinistra che ebbe la sua massima espressione prima nel Pci e poi nei Ds ed in quella del cattolicesimo democratico e sociale, e se queste primarie hanno avuto un chiaro ed incontestabile merito sotto il profilo, per così dire, ideologico, è certo quello di avere ulteriormente contribuito ad un amalgama complesso che chiede di essere seguito e governato anche se il Pd dovesse esprimere la guida del governo del Paese. D’altro canto, persino due autori molto diversi fra di loro come Edmondo Berselli e Tony Judt, nei loro scritti pubblicati postumi (“L’economia giusta” e “Guasto è il mondo”) ritenevano che l’unica innovazione possibile per le sinistre europee consistesse nella ricerca di una nuova sintesi fra le necessità della libertà e dell’uguaglianza, della responsabilità e della solidarietà che già in circostanze diverse i grandi filoni politici e culturali del Novecento (da non considerare un secolo perverso) avevano saputo trovare, e che ora va nuovamente perseguita in circostanze tanto più complesse e per certi versi drammatiche.

Ora si apre per il Pd, per il centrosinistra e per il leader designato, la fase ancora più complessa dell’avvicinamento alle elezioni vere, nelle quali occorrerà dimostrare l’attitudine non solo alle alleanze partitiche, pur necessarie, ma soprattutto alla capacità di apertura alle nuove istanze della realtà sociale, nel suo complesso dipanarsi in presenza di un’acuta crisi economica che è anche crisi sociale. Qui si dimostreranno l’intelligenza, la generosità e la fantasia di un credibile aspirante alla guida del Paese. Sapendo che l’esigenza di rinnovamento dei quadri politici ed amministrativi non solo uno slogan ma una necessità vera, e che questi quadri nel Partito e nella società ci sono, e sono pronti a fare la loro parte: c’è solo bisogno della capacità di trovarli e di valorizzarli come meritano. Anche su queste cose si misura una leadership.

Le foto presenti su nuovitaliani.it sono prese in larga parte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
Powered by Adon