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04 Dicembre 2012

Tre consigli
per conservare l’unità

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

Le primarie per scegliere il candidato a premier del centro sinistra sono state indubbiamente un successo. Partecipazione popolare significativa, confronto politico ricco e articolato e mobilitazione organizzativa straordinaria. Ora, però, si tratta di capitalizzare questo patrimonio senza disperderlo in polemiche che possono presentarsi all'orizzonte. In sostanza, l’unità politica del Pd è la condizione politica decisiva ed indispensabile per preservare questo patrimonio di credibilità e di trasparenza ottenuto sino ad oggi.

E questo obiettivo lo si deve pretendere almeno su tre fronti. Innanzitutto va bandito alla radice ogni forma di "fuoco amico". Gli attacchi sconsiderati contro singoli esponenti vanno sospesi e archiviati definitivamente. Del resto, non è più tollerabile assistere a una sorta di semi insulti quotidiani indirizzati contro singoli, nonché autorevoli, esponenti del gruppo dirigente del Pd. Passato o presente che sia. Come diventa sempre più imbarazzante assistere a tentativi di delegittimare politicamente singole storie e culture politiche attraverso la demolizione delle persone che, con maggior autorevolezza e prestigio personale, le incarnano. Un brutto gioco che deve finire. Spero, credo, che Bersani non tolleri questa degenerazione che rischia di ipotecare seriamente la stessa unità politica del Pd.

In secondo luogo la strategia politica del Partito democratico. E' indubbio che ormai il profilo politico, culturale e programmatico del Pd è sufficientemente condiviso. Ma sulla prospettiva politica non ci possono essere divergenze sostanziali. Se il Pd percorre la strada di un centro sinistra riformista e di governo, è chiaro che non sono più ammesse coalizioni raccogliticce e generiche o alleanze estemporanee e casuali. Sarebbe come condannarci anzitempo all’ingovernabilità e alla confusione programmatica. Del resto, il centro sinistra ha già provato nel tempo cosa significa far convivere nella stessa coalizione tanto la maggioranza quanto l'opposizione. Una situazione francamente insostenibile che rischierebbe di gettare alle ortiche una promettente stagione di governo riformista.

Sotto questo profilo, l'alleanza tra i progressisti e democratici e il mondo moderato e centrista quasi si impone. Al di là del giudizio e del gradimento del singolo esponente o della singola forza politica. Una collaborazione che si impone anche perché nella ormai lunga storia democratica del nostro paese le migliori stagioni riformiste sono sempre coincise con il centro sinistra al governo. E cioè, con la fattiva e feconda collaborazione tra il centro riformista, cattolico o laico che fosse, e la sinistra riformista e di governo. E anche questa volta non si può uscire da questo solco.

In ultimo, la selezione della classe dirigente del Pd. Ripeto, le recenti primarie per la scelta del futuro premier sono state positive ed incoraggianti. Ora, però, si tratta di definire e costruire la futura rappresentanza parlamentare del Pd. Certo, tutti siamo per una nuova legge elettorale e per superare definitivamente il Porcellum. Ma, nella malaugurata ipotesi che non si modifichi l'attuale legge elettorale voluta e votata dal centro destra, cosa facciamo? Molti dicono: facciamo le primarie! Benissimo. Come? Con le preferenze? Singole? Multiple? E, soprattutto, chi vota per scegliere con le preferenze i futuri parlamentari di un partito, cioè il Pd? Ovviamente, è persin facile dedurlo, tutti i cittadini italiani. Almeno quelli che lo ritengono opportuno e necessario.

Ora, premesso che non ritengo affatto irrealistica la scelta dei futuri parlamentari con lo strumento delle preferenze - quando però sono disciplinate per legge - sarebbe singolare se la scelta dei candidati di un partito fosse affidata indistintamente a tutti i cittadini, di qualunque orientamento politico siano. E cioè i parlamentari di un partito possono essere scelti da chiunque? Con questo non voglio affatto legittimare la scelta centralistica delle candidature ma semplicemente richiamare l'attenzione sul rischio di un uso disinvolto e demagogico delle regole che si dovrebbero varare.

Ho voluto accennare a questo tema perché non vorrei - com’è evidente a tutti - che attorno a questo argomento si bruciasse rapidamente quel potenziale di credibilità e di unità che il Pd ha riscosso alle recenti primarie. A volte, seppur inconsapevolmente, a rincorrere troppo le ipotesi irrealizzabili si corre il serio rischio di bruciarsi. E proprio su questo tema, e cioè la selezione della futura classe dirigente, è bene conservare una forte unità interna e una vera convergenza di intenti, senza fughe in avanti e ridicole primogeniture. Ne va della credibilità dell'intero Partito democratico.

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