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07 Gennaio 2013

Le primarie di Capodanno
e la fine dell’immobilismo

Argomento: Politica
Autore: Roberto Bertoni

Quando a marzo si insedieranno le nuove Camere, basterà scattare una fotografia al gruppo parlamentare del Partito Democratico per rendersi conto che la lunga stagione berlusconiana si è definitivamente conclusa. Basterà osservare attentamente i volti dei nuovi eletti per comprendere quali e quanti sforzi abbia compiuto in questi anni il Pd per assecondare le richieste che giungevano, sempre più pressanti, dal cuore del Paese.

E basterà, infine, confrontare quest’immagine con quella degli altri gruppi parlamentari per comprendere che, purtroppo, questa sfida di rinnovamento e cambiamento l’abbiamo accettata solo noi mentre altrove si sono tenuti stretti sia il Porcellum (con la conseguente possibilità, per i maggiorenti del partito, di nominare i parlamentari a seconda delle proprie simpatie e convenienze) sia una classe dirigente che oramai ha fatto il suo tempo e, pertanto, fatica sempre più ad entrare in sintonia con i ritmi, le speranze e le attese di un’epoca nuova e completamente diversa rispetto al passato.

Infatti, se con le Primarie per la scelta del candidato Premier il centrosinistra aveva fornito una chiara dimostrazione della propria vitalità interna, con le Primarie ai limiti dell’umano per la scelta dei propri parlamentari il Pd e SeL hanno parlato direttamente al Paese, iniziando a ricostruire quel rapporto tra la politica e i cittadini che anni di Porcellum, malgoverno berlusconiano e tentativi di distruggere tutti i corpi intermedi sembravano aver irrimediabilmente compromesso.

Non sono state semplici queste Primarie, tutt’altro, e il primo pensiero va a coloro che non ce l’hanno fatta, ai parlamentari uscenti che non sono stati riconfermati e a chi è stato penalizzato dal pochissimo tempo a disposizione per organizzare la campagna elettorale, perché è giusto promuovere i giovani ed il loro entusiasmo ma non ci si può certo dimenticare di chi per tanti anni è stato un punto di riferimento per la propria comunità e per tutti noi.

Siamo certi che il nuovo gruppo parlamentare risponderà al meglio alle esigenze che si sono palesate in questi anni: da quella di una maggiore rappresentanza femminile, in grado di condurre finalmente in porto leggi fondamentali come quella contro il femminicidio e la violenza domestica e a favore del riconoscimento della dignità e della soggettività delle donne, a quella dell’ingresso in politica e nelle istituzioni di una generazione che per troppo tempo è stata colpevolmente tenuta ai margini, umiliata, insultata e privata dell’ascolto e della comprensione di cui avrebbe avuto bisogno.

Se analizziamo le innumerevoli critiche che sono state rivolte alla classe politica nel corso di questa legislatura, difatti, ci accorgiamo che la più ricorrente è stata quella di non essere al passo coi tempi, di non rappresentare più il Paese reale e di non saper rispondere ai mutamenti intervenuti, sia a livello nazionale sia soprattutto a livello mondiale, dal 2008 ad oggi. In effetti, compiendo un piccolo excursus storico, salta subito agli occhi che all’inizio della Sedicesima legislatura il presidente degli Stati Uniti si chiamava ancora George W. Bush, Facebook era agli albori, di Twitter se ne sentiva parlare quasi solo in America, la maggior parte delle giunte comunali, provinciali e regionali, per non parlare dei banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, erano composte pressoché esclusivamente da uomini e Berlusconi veniva descritto da alcuni commentatori come un leader destinato a passare alla storia, pronto, dopo l’ennesima esperienza di governo, a sostituire Napolitano al Quirinale. È inutile sottolineare, anche perché ce lo siamo detti mille volte, che da allora è cambiato tutto, che i social network sono divenuti parte integrante della nostra vita, che Obama ha da poco ottenuto il consenso per il secondo mandato presidenziale e che la credibilità interna ed internazionale di Berlusconi è ben raffigurata dalle percentuali che il suo partito, o quel che ne resta, ha nei sondaggi.

Sfidando tutto e tutti, dunque, Bersani ha avuto il coraggio di rendersi protagonista di una “rivoluzione gentile”, mettendo in gioco prima se stesso e poi l’intero partito, a cominciare dalle nuove generazioni cui per la prima volta è stata data l’opportunità di misurare seriamente le proprie qualità ed il proprio percorso politico. Queste Primarie di capodanno saranno pertanto ricordate come uno degli atti politici più simbolici e significativi dell’ultimo ventennio: l’atto che ha posto finalmente termine all’immobilismo berlusconiano, rendendo impossibile l’ennesimo ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi e fornendo all’Italia la prospettiva di aprire insieme una nuova stagione.

Conoscendo il personaggio, non sorprende che sia riuscito a rivoluzionare il panorama politico italiano col sorriso sulle labbra, lontano dai riflettori, confermando nei fatti di essere alla guida di un partito e di uno schieramento sereno e rassicurante, popolare e capace di offrire speranze concrete ad un Paese in preda al disincanto e alla sfiducia. Tutto questo è stato possibile solo grazie alla lungimiranza di una classe dirigente che, nel momento più delicato, ha dimostrato di saper guardare al futuro, tendendo la mano e mettendo la propria esperienza al servizio di ragazzi e ragazze che quando Berlusconi “scese in campo” per la prima volta andavano all’asilo o alle elementari.

Sarà questo, a nostro giudizio, il fattore decisivo in una campagna elettorale che si preannuncia non meno intensa e complessa delle precedenti: il contrasto stridente tra chi porta sulla fronte le rughe di troppe avventure e non riesce ad accettare l’idea di non poter più rimanere al centro della scena e la freschezza e l’entusiasmo di chi è pronto a trasformare una generazione che pareva spacciata nella generazione che guiderà l’Italia fuori dalla crisi.

P.S. Avendo parlato a lungo di giovani e donne, non posso che dedicare quest’articolo a due grandi donne che ci hanno lasciato di recente: Rita Levi Montalcini, la “signora della scienza”, e la senatrice Franca Donaggio, scomparsa dopo ad una lunga malattia. È superfluo sottolineare che il loro esempio, i loro insegnamenti e il loro sguardo costantemente rivolto al domani costituiranno per noi un punto di riferimento negli anni a venire.

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