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04 Gennaio 2013

Nessuno puņ darci
lezioni di riformismo

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

Ho sempre pensato che una vera alleanza di centro sinistra è l’unica capace nel nostro paese di dare un assetto stabile e credibile all’intero sistema politico. Del resto, è appena sufficiente scorrere l’almanacco della politica italiana per rendersi conto che è proprio il centro sinistra, seppur nelle diverse fasi storiche, che ha saputo imprimere una svolta modernizzatrice, riformista e di profondo cambiamento contro tutti i tentativi di conservazione e di regressione che hanno contraddistinto nel tempo, purtroppo, il nostro paese.

Ora, anche alla vigilia di queste elezioni, non possiamo che augurarci che, a partire proprio dal progetto messo in campo dal Pd, possa decollare una nuova stagione democratica e riformista che vede nel centro sinistra il fulcro della nuova stagione che si apre dopo le macerie del berlusconismo e la parentesi dei “tecnici”. Ma è proprio sul cosiddetto “governo tecnico” e sul profilo politico e culturale che via via assume l’aggregazione che sostiene Monti a Premier che va esercitato un supplemento di riflessione. E lo può fare chi, come il Pd, ha appoggiato convintamente e responsabilmente l’esecutivo tecnico in quest’ultimo anno di legislatura.

In sostanza, la domanda centrale è questa: ma è sicuro il Presidente Monti di rappresentare l’unica risposta credibile, moderna e riformista in questo momento storico per uscire dalla crisi e far ripartire la macchina Italia? E’ possibile che, alla luce delle difficoltà che sta attraversando il nostro paese, le liste che si raggruppano attorno a Monti rappresentino l’unica risposta capace di far saltare definitivamente la vecchia e antica coppia ideologica destra-sinistra? Probabilmente, l’approccio tecnocratico di Monti e dei suoi collaboratori rischiano di condizionare la stessa prospettiva politica e di offrire un quadro non esatto di ciò che attualmente presenta l’offerta politica italiana.

Del resto, com’è pensabile costruire un quadro politico serio e credibile prescindendo dall’unica forza politica che ha dimostrato concretamente in questi anni di saper dispiegare una autentica cultura di governo da un lato e di saper accantonare tutte le spinte massimaliste e le pulsioni radicali provenienti dalla articola e variegata società civile? Il Pd, pagando anche un prezzo politico non indifferente, si è assunto la responsabilità di appoggiare un “governo tecnico” pur sapendo che doveva condividere scelte politiche e decisioni programmatiche che non rispondevano appieno al suo profilo politico e alla sua sensibilità sociale e culturale. Eppure quando prevalgono gli interessi generali del paese anche le convenienze momentanee dei singoli devono cedere il passo. Questo è anche e soprattutto “cultura di governo” e non il solo declamarlo.

Ma, di fronte alle ultime esternazioni del Presidente Monti, c’è da restare francamente un po’ preoccupati. E cioè, il Pd non può essere sospettato di essere titubante o diffidente di fronte al processo riformista e di cambiamento di cui necessita il nostro paese. In questi anni, attraverso la concreta azione parlamentare e la quotidiana iniziativa politica ha confermato che la cifra riformista è parte strutturale della sua carta di identità e non può essere messa in discussione da nessun ripensamento od elaborazione tecnocratica momentanea.

Solo se c’è un reciproco riconoscimento politico e culturale sarà possibile, sempreché le condizioni lo richiederanno, avviare una proficua e feconda collaborazione tra la sinistra riformista e democratica e il centro moderato e riformista. Nessuno possiede in modo esclusivo la bacchetta magica del riformismo e sarebbe curioso se qualcuno pensasse che su questo terreno si possano dispensare patenti di legittimità e di maggior coerenza.

Le prossime elezioni ci diranno come stanno le cose. Per il momento non ci resta che ricordare che le cattedre hanno una grande valenza nel circuito universitario ed accademico. Nella politica, invece, contano anche le sensibilità culturali, sociali ed ideali. Oltre alla coerenza delle scelte e la fedeltà alle proprie origini.

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