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10 Gennaio 2013

Il ritorno dei populismi
e dei partiti personali

Argomento: Politica
Autore: Franco Mirabelli

In questi ultimi anni sono accadute molte cose che hanno segnato profondamente il nostro Paese. La crisi ha creato gravi problemi a tante famiglie. Si è formato il governo Monti, chiamato ad evitare che l'Italia sprofondasse nel baratro in cui era stata trascinata dal fallimento del centrodestra. Finalmente abbiamo avuto un governo non segnato dalle posizioni antieuropee - che hanno contraddistinto, invece, quello della Lega e del PdL - ma che, anzi, ha aiutato il rilancio dell'Unione Europea.

Intanto in Lombardia - la culla del centrodestra e della Lega - la legislatura regionale si è interrotta travolta dagli scandali che hanno investito la Giunta e tanti consiglieri di maggioranza.

Ce ne sarebbe abbastanza per dire che una fase si è chiusa: il centrodestra ha fallito e il modello populista dei partiti personali ha prodotto grandi danni al Paese; la stagione dei patti siglati nelle “segrete stanze” deve lasciare posto alla partecipazione; questo Paese non può più permettersi coalizioni che stanno insieme solo per vincere o per impedire ad altri di vincere ma servono responsabilità, proposte e coerenza guardando all'interesse pubblico.

Invece, in questi giorni, ci siamo ritrovati indietro negli anni, come se nulla fosse successo: Lega e PdL, dopo mesi di litigi, hanno siglato un nuovo Patto nel nome di Berlusconi, alla una e mezzo di notte, nella villa del Cavaliere, lontani da occhi indiscreti. L'ennesimo patto fondato sullo scambio di poltrone in cui “io do una cosa a te (l'alleanza nazionale) e tu dai una cosa a me (il sostegno di Maroni in Lombardia)”. Un accordo disperato che, come nel passato, non ha alcuna coerenza programmatica e che finge di tenere insieme le proposte della Lega con i sostenitori dell'assistenzialismo al Sud impersonati da Miccichè. Ancora una volta, contando sulle capacità del populista Berlusconi, provano a garantire ognuno i propri interessi a danno del Paese.

Ma anche Monti, in questi giorni, appare con la testa più rivolta all’indietro che non in avanti: ripropone un nuovo partito personale, nomina i suoi parlamentari personalmente e tenta anch'egli la strada della propaganda, promettendo miracolosi interventi sulle tasse dopo che aveva, invece, giustamente sostenuto la necessità di dire agli italiani la verità.

Mi pare, quindi, evidente che ciò di cui il Paese ha bisogno - responsabilità, verità e partecipazione ma, soprattutto, di una rottura netta con gli anni del populismo e del governo negli interessi di pochi - è altrove. Insomma, da questi ultimi giorni, sono emerse in modo ancora più evidente le ragioni per sostenere il Pd e il centrosinistra: per non tornare indietro e aprire una stagione nuova per l'Italia e gli italiani.

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