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16 Gennaio 2013

Nodo alleanze,
il centro sinistra síha da fare

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

E’ inutile aggirare l’ostacolo. Stupisce, tanto vale dirlo subito, che il Presidente del Consiglio Monti abbia orchestrato un’operazione politica che, di fatto, incrina il bipolarismo, favorisce la rinascita della destra e di Berlusconi in particolare e, in ultimo, reintroduce nella sempre instabile e fragile politica italiana il principio del centro che “decide” e “condiziona” dopo il voto. Ma è altrettanto perfettamente inutile limitarsi a criticare o a lamentarsi della situazione che si è venuta a creare dopo la “discesa” in campo di Monti perché con questa, adesso, occorre fare i conti.

Ora, è persin scontato ricordare che la coalizione Pd-Sel lavora per vincere sia alla Camera che al Senato. Ed è altrettanto scontato ribadire che il programma di governo che si è costruito è la piattaforma con cui ci si presenta di fronte agli elettori per chiedere il consenso. Anche se è utile aggiungere, al di là dei sondaggi, che probabilmente sarà necessario costruire una prospettiva politica che si regge su una stretta alleanza tra la sinistra democratica e riformista e il centro moderato e riformista. Perché questa, piaccia o non piaccia, sarà l’orizzonte entro il quale si definisce la futura coalizione di governo.

Sempreché Monti e il suo schieramento non presentino ulteriori sorprese dopo aver smentito, categoricamente, nei mesi scorsi di scendere in campo, di formare un partito e di costruire una coalizione. Del resto, se la cifra “riformista” resta il cemento comune dei due schieramenti di centro sinistra e di centro, è persin scontato ricordare che sarà questa la frontiera lungo la quale si giocherà la partita del governo del paese. E anche su questo versante la proposta del Pd è, da sempre, coerente e semplice. E cioè, il paese oggi, come ieri, può essere governato solo da una stretta collaborazione, o alleanza, tra il centro e la sinistra. Cioè, dal centro sinistra. Tutti sappiamo, del resto, che le migliori stagioni della politica italiana sono sempre coincise con il centro sinistra del momento al governo. L’incrocio e la collaborazione delle culture riformiste è sempre stata all’origine del buon governo e della politica di cambiamento.

Una politica che è sempre stata ostacolata dal populismo e dalle spinte estremistiche, giustizialiste e massimaliste che, altrettanto da sempre, sono presenti nella politica italiana, tanto a destra quanto a sinistra. E l’elenco attuale, per non ricordare solo il passato, è sotto gli occhi di tutti. Da Berlusconi a Grillo, da Ingroia a Santoro, da De Magistris a Di Pietro. L’elenco sarebbe lunghissimo dove trovano spazio personaggi e storie politiche che fanno del populismo, della sola propaganda e della demagogia la loro ragion d’essere. Una prassi ormai abituale nella politica italiana che riflette, purtroppo, un modo d’essere di una parte consistente del popolo e della stessa cultura del nostro paese. E con questi, anche qui piaccia o non piaccia, occorre fare i conti.

Anche perché sono mondi tra di loro incomunicabili ma accomunati dallo stesso approccio nei confronti della politica e dei problemi che di volta in volta si presentano di fronte. E coloro che sono e restano alternativi a questa persistente degenerazione, non possono non collaborare, a prescindere dai prossimi risultati elettorali e dalle alchimie di governo. Ecco perché il centro e la sinistra, entrambi democratici, riformisti e con una spiccata cultura di governo non possono che trovare una forte intesa politica e programmatica.

Ora, si tratta di capire come gestire questa campagna elettorale. È indubbio che c’è il tentativo, da parte dello schieramento di Monti, di riproporre seppur con il “loden” e in forme e con stili più signorili, l’ormai celebre approccio del “Ghino di tacco”. Certo, nessun confronto con il passato più o meno recente. Ma è chiaro che se il cosiddetto “centro” non ha alcuna maggioranza sia alla Camera che al Senato ma, per via di uno strambo e singolare sistema elettorale, è determinante almeno in un ramo del Parlamento, quella tentazione è molto forte. Ma se prevalgono le ragioni della politica, dei contenuti di governo e della cultura riformista anche quella tentazione può – anzi deve – cedere il passo all’assunzione di responsabilità e ad un disegno che premi la governabilità e la stabilità. Ovvero, alla costruzione di un centro sinistra di governo e riformista che non sia esposto al vento del trasformismo da un lato o al mero condizionamento di potere dall’altro. E oggi, paradossalmente, proprio in questa fase politica che si sta per aprire – che purtroppo risente ancora pesantemente della stagione che ci siamo appena lasciati alle spalle – è possibile dar vita ad una pagina che, se non altro, può esaltare la cifra “riformista” contro tutti i tentativi demagogici e populisti sempre minacciosi e incombenti.

Certo, molto dipende dal Pd e dalla coalizione di centro sinistra. Ma il futuro è condizionato, soprattutto, da questo strano e singolare “centro” montiano che può innescare una fase riformista, democratica e stabile o, semplicemente, riportare le lancette della storia ad una stagione tristemente nota dove prevalevano gli interessi immediati, i veti di potere e il trasformismo politico. Saranno solo i fatti concreti a dirci quale delle due prospettive prevarrà.

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