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21 Gennaio 2013

L’Italia giusta
riparte dai giovani

Argomento: Giovani e futuro
Autore: Roberto Bertoni

Giovedì scorso, in occasione dell’apertura della campagna elettorale al teatro “Ambra Jovinelli” a Roma, Pierluigi Bersani ha voluto accanto a sé tre ragazzi: Enzo Lattuca, Anna Ascani e Valentina Paris, in rappresentanza delle tre aree geografiche del Paese. Uno di questi tre giovani, Enzo, non ha ancora compiuto venticinque anni, eppure, da marzo, siederà sui banchi della Camera, al pari di Anna e Valentina, in virtù della messe di preferenze conquistate nella sua Cesena e di una strategia di apertura e rinnovamento che – come abbiamo ricordato più volte – solo il Partito Democratico ha avuto il coraggio di mettere in atto.

Ora, al di là degli aspetti simbolici di questa operazione, che pure sono tutt’altro che secondari, è doveroso riflettere sul fatto che, negli anni dell’anti-politica e del disincanto, del grillismo e della pericolosa tendenza al populismo qualunquista e demagogico, ad ascoltare il discorso di Bersani fosse presente una platea di giovani provenienti da tutta Italia, come se un’intera generazione avesse deciso di diventare improvvisamente protagonista, di afferrare il proprio domani e salire idealmente sul palco, al centro della scena, per trasformare la battaglia di un leader nella sfida di un’intera comunità.

Non a caso, l’iniziativa era dedicata proprio ai giovani che il prossimo 24 e 25 febbraio voteranno per la prima volta: ragazze e ragazzi nati nel 1995, quando era già caduto il primo governo Berlusconi e Romano Prodi ci indicava la strada da seguire, fondando l’Ulivo ed avviando quella straordinaria stagione di riscossa civica che condusse l’Italia nell’Euro, grazie a sacrifici supportati da una visione ampia e lungimirante del futuro. E non a caso Bersani ha pronunciato uno dei migliori discorsi da quando è segretario, definendo la politica una “fantastica attività umana”, capace di inserire ciascuno di noi in un contesto più ampio, vincere l’individualismo, andare oltre l’egoismo e schiuderci nuovi orizzonti, attraverso la costante condivisione di sogni ed esperienze, proposte e ideali, avventure ed emozioni che vanno ben oltre le singole tornate elettorali.

Allo stesso modo, non è un caso che i tre giovani candidati che Bersani ha voluto al suo fianco abbiano dimostrato in pochi minuti tutto il proprio valore, offrendoci il loro punto di vista, proiettandoci finalmente verso il domani e inviando un chiaro messaggio al Paese: non siamo qui per cooptazione ma perché abbiamo seguito un lungo percorso politico, guadagnandoci la fiducia e il consenso degli elettori giorno dopo giorno, con umiltà ed impegno, guardando le persone negli occhi e prestando ascolto alle loro esigenze, senza tralasciare lo studio e senza mai smettere di coltivare l’indispensabile valore della memoria storica.

Tuttavia, come ha affermato Anna nel suo discorso, “la nostra è la generazione del volo” perché, a differenza delle generazioni precedenti, “noi non possiamo più permetterci di camminare soltanto; noi dobbiamo sforzarci di spiccare il volo, di andare oltre le contraddizioni e le difficoltà di questo tempo”, a cominciare dal lavoro che manca o, quando c’è, è per lo più precario e spesso non in linea con i nostri studi e le nostre aspettative. Dobbiamo, insomma, sforzarci di ricostruire dei percorsi: in politica, nella scuola, nell’università, nella vita, affinché nessun’altra generazione debba mai più sentirsi apostrofare come “perduta”, “disillusa”, “indifferente” né tanto meno emigrare all’estero per veder riconosciuti i propri meriti.

Senza dimenticare le parole di Enzo in merito all’astensione, definita giustamente “un lusso per ricchi”, e all’indifferenza che è davvero “il più grave attentato nei confronti della democrazia” e il suo invito rivolto a tutti i nostri coetanei a porsi l’interrogativo del grande Fabrizio De André: “Continuerai a farti scegliere / o finalmente sceglierai”? Per non parlare poi del discorso di Valentina, ricchissimo sul piano dell’analisi storico-politica e basato su un’importante verità che è bene ribadire: Bersani, come del resto Franceschini e prima di lui Veltroni, non ha mai detto alla nostra generazione “siete il futuro”; ci ha sempre detto “prendetevi il presente”, mettetevi in gioco perché è sulle vostre spalle che dovremo caricare gli sforzi per ricostruire un’Italia mai come ora bisognosa di fiducia e speranza.

All’uscita dal teatro, ripensando a tutto ciò che era stato detto in quelle due ore, agli sguardi e ai volti sorridenti dei miei coetanei, molti di noi hanno avuto l’impressione che quell’antico sogno di creare una comunità solidale, che in AreaDem culliamo da anni, sia per la prima volta a portata di mano: non solo nel Pd ma anche in un’Italia stanca delle favole e dei giochi di prestigio di personaggi che hanno fatto oramai il proprio tempo ma non accettano l’idea che la loro stagione di governo si sia definitivamente conclusa e sia destinata a non riaprirsi mai più.

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