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07 Marzo 2013

Proposta per un governo
né di tecnici né di larghe intese

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

Il Pd, checché se ne dica, ha elaborato una proposta precisa, seria e convincente sul come uscire da questa intricata situazione creatasi dopo il voto del 24-25 febbraio scorsi. Certo, tutti sappiamo tutto. E, dietro l'angolo, i vari commentatori interni ed esterni al partito già evidenziano la difficile, se non impossibile, praticabilità della proposta approvata all'unanimità dalla Direzione nazionale del Pd.

Tuttavia, resta il fatto che proprio in quella proposta ci sono i capisaldi essenziali della prospettiva politica futura del Partito democratico. Con due no secchi e chiari. No alle cosiddette "larghe intese", e quindi ad una alleanza politica e programmatica con il centro destra. Con questo centro destra, seppur in una situazione difficile e contraddittoria come quella contemporanea. E, di conseguenza, no ad appaltare ai cosiddetti "tecnici" la soluzione di problemi che restano di competenza della politica. Cioè, no a riproporre il ritorno della tecnocrazia. È già stata sufficiente, al riguardo, l'esperienza di Monti, Fornero e compagnia.

Ora, nel rispetto - com'è ovvio - di tutte le prerogative istituzionali, era necessario ed indispensabile piantare alcuni paletti che restituissero credibilità ed autorevolezza alla politica da un lato sconfiggendo ogni sorta di grigio ed impresentabile consociativismo politico dall'altro. Certo, tutti ci rendiamo conto delle difficoltà del momento e del rischio di precipitare nuovamente alle urne. Ma, al di là di questi elementi e delle legittime e comprensibili aspettative dei neo eletti, il Pd aveva il dovere morale prima ancora che politico di fissare alcuni punti fermi per salvaguardare la stessa credibilità del partito. Un partito che, almeno in questa fase, non poteva e non può giustificare un'alleanza tecnica o politica o istituzionale con questa destra né, d'altro canto, delegare ad un "governo di illuminati" la soluzione dei problemi sul tappeto.

Certo, una soluzione del genere - dettata, è bene sempre ricordarlo, dalla eccezionalità del momento - ci avvicina a quella "vocazione maggioritaria" che abbiamo conosciuto e sperimentato nel lontano 2008 con quelle elezioni politiche. Una "vocazione maggioritaria" che fa del Pd il perno di qualsiasi progetto politico e che individua proprio nel programma del Pd la carta decisiva ed esclusiva con cui ci si presenta di fronte al corpo elettorale. Sarà questo il biglietto da visita per la prossima competizione elettorale che, comunque vada a finire, non sarà sicuramente nel 2018? Può darsi. Per il momento non ci resta che confermare la bontà della proposta varata dalla Direzione nazionale del partito.

E questo anche per un altro motivo, di non secondaria importanza. Il risultato elettorale ci ha consegnato, come ben sappiamo, uno straripante successo del movimento di Grillo e di Casaleggio. Ad oggi non conosciamo ancora bene che cosa sia questo "pianeta politico". E questo al di là degli insulti, delle diffamazioni, dello squadrismo mediatico e del linciaggio nei confronti degli avversari, chiunque essi siano, attraverso la rete, praticato dai dirigenti e dagli elettori di quel movimento. Ma quel che impressiona, e che fa restare letteralmente basiti, è la "qualità" e il profilo di questi esponenti. Almeno di quei parlamentari grillini che sino ad oggi hanno avuto una leggera dimestichezza con i media italiani. Proposte vaghe, populismo violento, attacco frontale agli avversari - politici, culturali, mediatici, sociali ed istituzionali non c'è differenza alcuna - e ricette urlate e non mediate sono, ad oggi, i comportamenti praticati da questi signori. Per non parlare della concezione che hanno della democrazia rappresentativa e di ciò che è inerente al confronto democratico, alla libera informazione e alla democrazia sindacale.

Pertanto, la domanda di fondo - e ritorniamo ai "paletti" piantati dal Pd alla Direzione nazionale - resta una sola: può il Pd ricercare e teorizzare una alleanza politica con un movimento che ha simili posizioni? E questo ancora al di là degli insulti e delle diffamazioni che, detto tra di noi, non sono poi così normali e fisiologici in una democrazia matura ed adulta. Anche se nel Pd c'è qualcuno che fanciullescamente - o furbescamente - individua nel partito di Grillo e Casaleggio un futuro partner di governo o di opposizione, queste domande non possono essere banalmente e frettolosamente eluse. Perché un conto è capire le ragioni della protesta che hanno contribuito ad ingrassare il risultato elettorale di Grillo. Altra cosa è teorizzare un rapporto privilegiato con un movimento che ha nel suo dna l'obiettivo di distruggerti. Oltretutto con posizioni che sono francamente incompatibili con un partito democratico, riformista, costituzionale e popolare. E la proposta del Pd di stanarli attraverso gli 8 punti programmatici è comunque un atteggiamento corretto, costruttivo e incontestabile a cui non sarà facile rispondere con un semplice sberleffo o con il solito insulto.

Ecco perché quello che è emerso dalla Direzione nazionale non sarà facilmente archiviabile. Al di là dell'esito concreto della crisi e della soluzione che sarà individuata nei prossimi giorni dal Presidente della Repubblica.

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